La funzione principale delle assicurazioni è quella di proteggere la libera iniziativa degli individui dai rischi e dalle imprevedibilità degli eventi.

Le prime forme assicurative iniziarono a diffondersi in Italia per garantire i rischi della navigazione e poi esplosero con i Lloyd’s a Londra. Sempre nella capitale britannica, dopo il devastante incendio del 1666 che distrusse tredicimila abitazioni, si iniziarono a concepire le assicurazioni come strumento di utilità sociale per proteggere la collettività dai rischi e dalle catastrofi.

Successivamente Winston Churchill disse:

“Se dipendesse da me, scriverei la parola “assicurare” sulla  porta di ogni casa e sulla scrivania di ogni pubblico funzionario. Sono convinto, infatti, che, con spese incredibilmente piccole, intere famiglie possano assicurarsi contro degli eventi catastrofici che diversamente le ridurrebbero sul lastrico. L’assicurazione rimuove la brutale distruzione non solo della felicità, ma anche del benessere nazionale.”

In America, lo stesso Benjamin Franklin usò la sua popolarità di scienziato e politico per diffondere l’uso delle assicurazioni.

Ed è proprio grazie alla protezione assicurativa che per il singolo individuo fu possibile avventurarsi in nuove imprese. Prova a pensarci un attimo.

Quale investitore avrebbe messo in gioco il suo denaro per costruire un grattacielo in una grande città, se questo non fosse stato assicurato? Se viene costruito e poi prende fuoco, dove finiscono i soldi dell’investimento?

Nessun investitore sano di mente si assumerebbe mai un rischio di questo tipo, senza dotarsi di una rete di sicurezza in caso di imprevisti.

Ma allora, come mai in Italia le assicurazioni negli anni godono di una così brutta reputazione?

A mio avviso, principalmente per quattro motivi:

1.   SCARSISSIMA COMPETENZA  DA PARTE DELLA MAGGIOR PARTE DEGLI ADDETTI AI LAVORI.

Fino ai primi anni 2000, gli agenti di assicurazione si avvalevano di dopolavoristi, pensionati e segnalatori in genere per collocare polizze assicurative.

Data la scarsa competenza, queste polizze erano generalmente RC auto oppure polizze vita standardizzate di tipo misto, dove avevi un minimo di protezione e un piano di risparmio. Si trattava di contratti vincolanti e costosi venduti a tappeto per le case degli italiani.

Questo modo di operare e il grande turn over di addetti (penso che il 90% della popolazione abbia ricevuto almeno una volta nella vita la proposta di fare l’assicuratore) hanno sicuramente sfiduciato i clienti nei confronti dell’intera categoria.

1.     LA CONFUSIONE TRA QUANTO GARANTISCE LO STATO E QUANTO RESTA IN CAPO AL CITTADINO.

Lo Stato sia a livello pensionistico (non solo con le pensioni di vecchiaia, ma anche e soprattutto per le pensioni di invalidità, inabilità e superstiti), assistenziale (accompagnatoria, invalidità civile, ecc.), sanitario (diagnostica veloce, fisioterapie, lunghe liste di attesa, esami di laboratorio ecc.) e a seguito di catastrofi naturali (supporti economici a seguito di terremoti, alluvioni e calamità naturali in genere) garantisce e garantirà sempre di meno.

Al cittadino non è mai chiaro cosa c’è di realmente garantito e cosa dovrebbe integrare individualmente.

Purtroppo, lo scopre sempre troppo tardi.

2.    LE FARRAGINOSE E FRASTAGLIATE SOLUZIONI SVILUPPATE DALLE COMPAGNIE ASSICURATIVE.

Il cittadino avrebbe bisogno di una coperta, mentre le compagnie costruiscono sciarpe, cappelli e pezzi di lana che difficilmente vanno a risolvere in modo completo i veri problemi delle persone e delle aziende.

Questo è un altro elemento che ha contribuito ad allontanare il cittadino dalle soluzioni assicurative. Nel vero momento del bisogno, scoprire che la polizza NON comprende una grave malattia invalidante è solo uno dei tanti esempi.

3.     LA SCARSISSIMA CULTURA ASSICURATIVA DEGLI ITALIANI.

Di sicuro la colpa non è del cittadino, ma questo è il risultato di tutti i punti visti in precedenza.

A causa delle sue scarse competenze, l’assicuratore non comunica con forza all’assicurato quali sono i veri problemi che potrebbero lasciarlo in gravi difficoltà economiche, promuovendo invece solo soluzioni a casaccio.

E nelle PMI manca sempre la figura del risk manager.

Faccio l’assicuratore da oltre 20 anni. E lungo tutta la mia carriera, ho visto centinaia di colleghi commettere sistematicamente lo stesso errore.

Si presentano dai clienti, fanno giusto qualche domanda di circostanza e poi srotolano un enorme catalogo di prodotti, con la speranza che il cliente non voglia approfondire troppo e ne scelga uno tra i disponibili.

Ho visto questo copione un’infinità di volte.

E ogni volta il risultato è sempre lo stesso: clienti che acquistano singole polizze, senza sapere nemmeno cosa stanno comprando e se sarà realmente utile in caso di bisogno.

Ed è proprio per questo mix di fattori che la nostra professione viene incredibilmente svalutata. Ecco perché nel 2014 ho creato Assicuratore Facile e un sistema consulenziale che permetta di proteggere gli imprenditori come te e di non farli rimanere senza soldi di fronte agli eventi più impattanti.

E siccome non ci accontentiamo mai, di recente siamo riusciti a ottenere un importantissimo risultato.

Oggi, infatti, il nostro processo di consulenza è certificato dalla rivista di Matteo Fago, “Il Salvagente”, ovvero la rivista leader nei test contro le truffe ai consumatori.

In buona sostanza, si occupa di verificare che i prodotti e i servizi sul mercato rispettino le normative in vigore e non nascondano truffe a danno dei clienti.

Il fatto che la nostra consulenza abbia superato tutti i test mi riempie d’orgoglio e mi fa capire ancora una volta che stiamo percorrendo la strada corretta per svolgere la nostra professione nel suo significato più nobile.

Un servizio utile in primis ai nostri clienti e che permetta anche a noi assicuratori di fornire una consulenza con raccomandazione personalizzata approvata dalla Professoressa Albina Candian.

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di eliminare quante più insidie possibili dal tuo cammino di imprenditore.

Eliminare i bastoni che possono infilarsi tra le tue ruote e disturbare il tuo duro lavoro quotidiano e futuro.

Il tutto attraverso il sistema di consulenza “Futuro Senza Sorprese” che segue questa logica:

  • Individuare tutti i rischi dell’azienda;
  • Valutarli per quanto;
  • potrebbero essere impattanti;
  • Lasciare poi la responsabilità a te – imprenditore – di assumerli consapevolmente, di eliminarli o diminuirli ove possibile, o di trasferirli correttamente a un’assicuratore;
  • Gestire l’evento dannoso con una squadra già pronta e collaudata.

Se anche tu vuoi avere tutte le informazioni necessarie per poter decidere autonomamente come proteggere le tue attività clicca qui!

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