Tra le prime dieci aziende più antiche al mondo, ben cinque sono italiane e sono tutte nate come aziende familiari.

Questa la classifica:

  1. Nishijama Onsen Keiunkan, giapponese opera nel settore alberghiero dal 705 d.c.
  2. Hoshi Ryokan, giapponese opera nel settore alberghiero dal 718;
  3. Pontificia fonderia di campane Marinelli, italiana produce campane dal 1000;
  4. Chateau de Goulaine, francese opera nel settore viticolo dal 1000;
  5. Barone Ricasoli, italiana opera nel settore viticolo dal 1141;
  6. Barovier & Toso, italiana è una vetreria dal 1295;
  7. Pilgrim Haus, tedesca opera nel settore alberghiero dal 1304;
  8. Richard de Bas, francese è una cartiera dal 1326;
  9. Torrini, italiana è un’oreficeria dal 1369;
  10. Marchesi Antinori, italiana opera
  11. nel settore vitivinicolo dal 1385.

L’85% delle piccole e medie imprese in Italia sono famigliari e scendono  al 60% quelle quotate a piazza affari. Mediamente in Italia un’azienda dura 12/13 anni.

E meno di una su 6 raggiunge i trent’anni di attività.

Ma perché esistono aziende che durano più di mille anni, mentre altre chiudono già dopo il primo?

Non è certo mio il compito di suggerire quali azioni di posizionamento, di marketing, di organizzazione, di controllo di gestione devi compiere per far prosperare in eterno la tua azienda.

Tuttavia, vorrei soffermarmi su un concetto per me caro e ricorrente.

Se vuoi che la tua attività abbia la reale possibilità di sopravvivere a lungo, allora prevenzione e protezione devono essere coordinate l’una con l’altra.

Provo a spiegarti in termini più semplici questa fondamentale combinazione partendo da un evento accaduto la scorsa estate nel torinese.

Questa la cronaca della vicenda:

“Il 10 agosto, in contemporanea con la chiusura per ferie della fabbrica, l’imprenditore è morto a 67 anni dopo una lunga malattia. L’imprenditore, fondatore dell’azienda nel 1997, era amministratore unico, legale rappresentante e socio di maggioranza della ditta. La figlia, anche lei dipendente, ha rinunciato all’eredità e a quel punto si è creato un vuoto normativo: non c’era più un socio di maggioranza e i cinque soci di minoranza non potevano prendere decisioni formali sul futuro della società. Né prendersi responsabilità sui dipendenti, sui conti, su tutto. Quindi hanno deciso di chiudere tutto il giorno prima del ritorno dalle ferie: hanno avvisato i lavoratori per telefono e li hanno lasciati a casa senza prendere altri provvedimenti ufficiali.”

In termini iper semplificati, a seguito del suo decesso, un imprenditore ha lasciato qualche problemino a soci e dipendenti.

Ora, non so dirti esattamente come sia andata a finire la vicenda.

Ma per esperienza, posso confermarti che non si tratta di un caso isolato né insolito.

Al contrario, è la norma.

Ma per iniziare a ragionare sulla prevenzione, in primo luogo bisogna sempre chiedersi: “Cosa accadrebbe se…?”.

Anche se non è piacevole, all’imprenditore devono essere chiare le conseguenze della sua dipartita. Sull’azienda, sui dipendenti e sui fa- miliari. Solo così, infatti, può iniziare a ragionare con cognizione di causa sia sulla prevenzione sia sulla protezione.

Il problema, però, si rivela quando chiedo a un imprenditore “Cosa acca- drebbe alla tua azienda, se tu o uno dei tuoi soci moriste?”.

Nel 99% dei casi, le risposte sono solo scongiuri.

Spesso non si  sa  neanche  cosa  si è scritto sullo statuto dell’azienda. Spesso gli imprenditori non sanno che si possono inserire delle clausole speciali appunto di prevenzione.

Non voglio entrare in discorsi complicati. Ma se guidi un’azienda e hai dei soci, devi seguirmi fino in fondo, fosse anche soltanto per la responsabilità che — sono certo — senti nei loro confronti.

Innanzitutto, esistono regole diverse tra aziende di persone e aziende di capitali.

Nelle società di persone, se non è stato inserito nulla sullo statuto, la scelta per legge può essere solamente una di queste tre:

  • Si scioglie la società; Ma non penso che questo fosse l’obiettivo prefissato quando la si è costituita.
  • I soci superstiti liquidano la quota del socio defunto agli eredi, evitando così che questi ultimi entrino in società. Ma ci saranno i soldi per poterlo fare? Che tipo di protezione è stata prevista per l’azienda e per i suoi soci superstiti?
  • Si fanno subentrare nella società gli eredi del socio defunto.

E chi sono questi eredi?

Cosa possono portare all’azienda? Cosa possono imporre?

Queste opzioni devono essere decise entro sei mesi dalla morte del socio. Non ci sono alternative. A meno che non siano state scritte delle precise condizioni sullo statuto.

Ti riporto qualche classico esempio:

  • Clausole che escludono una delle tre alternative dei punti precedenti, stabilendo a chi compete il diritto di scelta tra le opzioni residue;
  • Clausole di consolidazione mediante le quali i soci superstiti prevedono la liquidazione della quota agli eredi con fondi propri. In tal caso, la quota di spettanza del socio deceduto si accresce a favore dei soci superstiti;
  • Clausole che prevedono lo scioglimento di diritto della società;
  • Clausole di continuazione, con cui i soci manifestano in via preventiva il consenso al trasferimento delle quo- te, escludendo fin da principio, la liquidazione della quota agli eredi o lo scioglimento della società.

Quando ci sono queste clausole, vuol dire che un minimo di prevenzione è stata fatta. Ma la protezione è stata coordinata alla prevenzione?

Tradotto in termini semplici: ci sa- ranno delle somme liquide proprie o garantite da un’assicurazione per effettuare realmente ciò che si era previsto?

Nelle società di capitali, al contrario, la partecipazione societaria si trasferisce agli eredi per il solo effetto della successione, se non ci sono delle condizioni riportate sullo statuto.

In pratica, non c’è nessuna possibilità di scelta per i soci superstiti in merito al trasferimento delle quote agli eredi. E nemmeno gli eredi possono pretendere la liquidazione in denaro delle quote.

Ecco che, per superare questa re- strizione, spesso si trovano queste clausole sullo statuto di una so- cietà di capitali:

  • Clausole di consolidazione che, come nelle società di persone, prevedono, previa liquidazione della quota agli eredi, la continuazione della società con i soli soci superstiti, con proporzionale accrescimento delle rispettive partecipazioni al capitale sociale;
  • Clausole che prevedono l’impe- gno dei soci superstiti ad acqui- stare la quota del defunto entro un termine e a un  corrispettivo da stabilirsi utilizzando i criteri oggettivi indicati nello statuto so- ciale;
  • Clausole di continuazione che prevedono l’ingresso automatico in società degli eredi del socio defunto;
  • Clausole di gradimento che con- sentono ai soci superstiti di scegliere se proseguire l’attività sociale con gli eredi o liquidare loro la rispettiva quota. In caso di dissenso, gli eredi hanno diritto alla liquidazione della quota.

Ma queste opzioni in che modo sono state decise e soprattutto valu- tate e curate nel tempo?

Riportiamo un esempio per rendere il concetto.

Immagina di viaggiare in auto con la tua famiglia per raggiungere una meta importante.

Hai due strade a disposizione:

  1. La prima non è segnalata nem- meno sul navigatore. E se la mac- china dovesse lasciarti a piedi, non avresti nemmeno l’assistenza per farti venire a prendere.
  2. La seconda è una grande auto- strada e in caso di guasto o incidente, avresti l’assistenza garantita. Tu quale sceglieresti?

Anche per la successione della tua azienda e del tuo patrimonio ci sono solo due strade:

  1. Non decidi e lasci che tu e i tuoi eredi subiate la legge con la successione legittima. Magari lasciando che il patrimonio faticosamente costruito venga intaccato da importanti prelievi fiscali. Oppure consumato e combattuto legalmente per anni dagli eredi, o svenduto per far fronte a debiti pregressi o a eredi da liquidare;

Oppure…

2. Decidi TU quando sei ancora in vita, pianificando la successione tua e della tua azienda con costi minimi, evitando o diminuendo imposte, liti ereditarie, e riuscendo a trasmettere l’azienda integra alle persone care  o pronte e capaci di farla vivere in eterno.

Sono sicuro che tutte le antichissime aziende che ho citato all’inizio di questo articolo siano riuscite a resistere all’inesorabile scorrere del tempo anche grazie a un’accurata e consapevole unione tra protezione e prevenzione.

Solo una successione pianificata per tempo, infatti, può garantire che la nostra azienda non subisca colpi fa- tali quando non ci saremo più. Se hai un patrimonio superiore al milione di euro e vuoi decidere TU le sorti della tua azienda per aiutarla a diventare immortale, allora scrivi clicca qui e prenota la tua Diagnosi “Futuro Senza Sorprese”.

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